· 

Carpfishing Estivo: Termoclino, Ossigeno e Strategie per le Grandi Carpe

 CARPFISHING ESTIVO

 

Abbiamo appena esaurito gli argomenti dedicati alla frega (pre e post) ed eccoci proiettati quasi con “violenza” nella stagione estiva, il periodo preferito dalla maggior parte degli appassionati.

Le temperature sono gradevoli, la permanenza su fiumi e laghi è agevolata, il pesce è generalmente più reattivo agli stimoli alimentari e la voglia di pescare raggiunge il massimo. Questi sono sicuramente i principali argomenti a favore dell’estate, tutti legati al benessere e alle condizioni favorevoli per il pescatore, anche se sappiamo benissimo che i mesi più caldi difficilmente portano ai veri “personal best”. Le grosse carpe, infatti, raggiungono generalmente il massimo peso prima della frega, nel caso delle grandi fattrici, oppure alla fine dell’autunno, quando accumulano riserve energetiche in vista dell’inverno.

L’estate resta comunque il periodo più gettonato nei laghi a pagamento di varia natura, dalle cave di ghiaia a quelle di sabbia o argilla, e nei canali soprattutto alla ricerca delle grosse Amur. Per questi pesci è realmente il momento di massimo metabolismo, con un’attività alimentare spesso impressionante che li rende più facilmente catturabili rispetto ad altri periodi dell’anno.

Veniamo quindi ad analizzare una carrellata di ambienti, possibili scelte e strategie dedicate alla stagione più calda.

Iniziamo col dire che, nella maggior parte degli ambienti italiani, iniziamo a parlare di vere dinamiche estive quando la temperatura dell’acqua supera stabilmente i 25°C. È proprio qui che il lago cambia completamente faccia.

L’aumento delle temperature dipende principalmente da quattro fattori:

1.       irradiamento solare e colore dell’acqua;

2.       dimensioni del bacino e inerzia termica;

3.       vento;

4.       presenza di vene sorgive.

Il primo punto si riferisce alla capacità dell’acqua di assorbire radiazione solare in funzione della sua limpidezza e del materiale presente in sospensione. Come sappiamo bene, le acque torbide, scure ed eutrofiche tendono a trattenere molto più calore rispetto alle acque limpide e cristalline, che riflettono parte della radiazione solare e mantengono una maggiore stabilità termica.

Ecco quindi che il classico laghetto irriguo di pianura o la piccola cava eutrofica si scaldano molto più rapidamente rispetto a un lago profondo e trasparente. Un discorso simile vale anche per fiumi e canali, anche se in questo caso entra in gioco un fattore fondamentale come la corrente, che contribuisce a mantenere l’acqua più fresca e ossigenata. Delle acque correnti parlerò comunque più avanti.

Il secondo fattore determina invece la velocità con cui un ambiente accumula calore. I piccoli bacini poco profondi si scaldano molto più rapidamente rispetto alle grandi cave e ai laghi profondi, che possiedono una sorta di “volano termico” capace di rallentare le variazioni di temperatura.

Il terzo punto è probabilmente uno dei più sottovalutati di tutta la pesca estiva: il vento.

Molti pescatori lo considerano soltanto un fastidio o un semplice fattore di spostamento del pesce, ma in realtà il vento modifica profondamente la qualità biologica dell’acqua. Smuove gli strati superficiali, aumenta l’ossigenazione, rompe parzialmente la stratificazione e crea spesso vere e proprie finestre alimentari.

L’azione del vento può essere forte ma limitata nel tempo, come accade durante i temporali estivi di calore che interessano spesso la pianura, aprendo situazioni estremamente interessanti dal punto di vista alimentare. I grandi bacini esposti alle correnti d’aria beneficiano enormemente di questo fenomeno, soprattutto quando sono alimentati da immissari o condotte forzate che mantengono la temperatura entro valori biologicamente sostenibili. Questo è un aspetto molto importante, perché oltre i 28-30°C l’acqua può iniziare a diventare critica sotto il profilo dell’ossigenazione e le carpe tendono a ridurre fortemente l’attività nelle ore più calde, concentrando gli spostamenti e l’alimentazione in finestre molto precise.

Il quarto punto riguarda invece le vene sorgive, tipiche soprattutto delle cave di estrazione. La presenza di acqua fresca in ingresso, spesso intorno ai 12-13°C, contribuisce a mantenere l’ambiente più stabile e biologicamente efficiente anche nei mesi più caldi.

L’insieme di questi fattori determina una reazione specifica definita stratificazione estiva, detta anche termoclino, un fenomeno assolutamente fondamentale che ogni pescatore dovrebbe conoscere a fondo. In pratica le acque superficiali molto calde tendono a separarsi dagli strati più profondi e freddi. Negli ambienti eutrofici soggetti ad anossia estiva, sotto la linea di termoclino il livello di ossigeno può diventare estremamente basso, al punto da rendere quelle profondità poco frequentate sia dalle carpe sia dalla fauna bentonica di cui normalmente si alimentano.

Di conseguenza, pescare sotto questo strato significa molto spesso collocare gli inneschi in una zona biologicamente povera.

Quando pescavo a Endine, per fare un esempio famoso, mi trovavo spesso di fronte a un lago naturale eutrofico con acqua verde molto scura e poca trasparenza, capace di assorbire enormi quantità di radiazione solare. In estate le temperature superficiali superavano tranquillamente i 30°C. In quegli anni avevo stretto amicizia con la dottoressa Garibaldi del CNR, biologa che seguiva il lago, e grazie al confronto con lei iniziai a comprendere molto meglio certe dinamiche. Il termoclino si collocava mediamente fra i 2,5 e i 4 metri di profondità e praticamente tutte le catture avvenivano entro quel range.

Questo significava che i pesci passavano gran parte della giornata fermi negli erbai in prossimità della riva oppure sospesi negli strati più superficiali dello specchio d’acqua, preferibilmente in zone ombreggiate, scendendo sul fondo per alimentarsi soltanto durante la notte o nelle prime ore del mattino, quando la temperatura si abbassava leggermente.

Il termoclino, infatti, può variare anche di qualche metro fra le ore di pieno sole e quelle notturne. Per questo motivo ero solito uscire con lo scandaglio nel cuore della notte per capire a quale profondità collocare realmente gli inneschi.

In un lago soggetto a questo fenomeno si pesca generalmente fra gli erbai o immediatamente all’esterno degli stessi, perché è proprio lì che si concentrano ossigeno, microfauna e cibo naturale. Molluschi, crostacei e piccoli organismi bentonici prosperano infatti fra le radici delle piante acquatiche, che rappresentano uno dei migliori indicatori di presenza di ossigeno disciolto.

Il fondale di un lago soggetto ad anossia estiva è facilmente riconoscibile anche senza ecoscandaglio, perché tende a diventare rapidamente nero, putrido e maleodorante.

I piccoli laghetti irrigui e le cave di torba o argilla, generalmente poco profonde, risentono pesantemente di questi fenomeni, accentuati spesso dalla presenza di microalghe eutrofiche che consumano ulteriore ossigeno soprattutto nelle ore notturne. Questo rende tali ambienti fra i più difficili da interpretare durante l’estate con il classico approccio da carpfishing statico, mentre possono comunque offrire buoni risultati pescando a zig rig, a galla oppure concentrando l’azione nelle ore notturne o subito dopo un temporale.

Abbiamo invece visto come i grandi laghi possano presentare una situazione molto più equilibrata, con termoclini collocati anche a 8-10 metri di profondità, come avviene ad esempio in ambienti tipo Pusiano o Varese.

In questi bacini possono esistere interi settori estremamente produttivi, soprattutto nelle anse battute dal vento dove il pesce tende spesso a concentrarsi.

I settori di vento in faccia risultano generalmente i più interessanti, non solo per un semplice spostamento del pesce ma perché il vento porta ossigenazione, plancton, movimento biologico e condizioni ambientali favorevoli.

Trovare il giusto settore diventa quindi fondamentale.

Le ampie spiagge degradanti possono rivelarsi produttive in presenza di forte moto ondoso, mentre le anse ricche di vegetazione sommersa rappresentano spesso la scelta migliore, obbligando però a una pesca tecnica e poco spettacolare. In queste situazioni si lavora spesso “forando” lo strato vegetale con un pesante sasso a perdere e un terminale protetto in PVA per permettere all’innesco di arrivare integro sul fondo. Il pesce tende ad auto-ferrarsi grazie alla grossa zavorra e bisogna intervenire molto rapidamente perché raramente si assiste alla classica partenza violenta. Diventa quindi fondamentale raggiungere velocemente il pesce in barca mantenendo la minima trazione possibile sul filo per riuscire poi a districarlo dalla vegetazione.

Inutile dire che un trecciato sottile, robusto e tagliente rappresenta spesso la scelta migliore per recidere le alghe e liberare il tutto, anche se è sempre importante mantenere l’ultimo tratto vicino all’innesco poco abrasivo per la pelle del pesce.

Dovendo definire quali ambienti di acqua ferma offrano generalmente le migliori opportunità estive, continuo a fare riferimento soprattutto ai bacini idroelettrici e alle cave di ghiaia e sabbia. I primi sono spesso laghi profondi situati in ambienti montani, caratterizzati da ottima ossigenazione e da un continuo ricambio d’acqua che limita fortemente i problemi di anossia estiva.

 Inoltre, la presenza di correnti interne generate dagli immissari o dalle condotte forzate mantiene attivo il metabolismo del pesce anche a profondità considerevoli.

Non è raro, infatti, catturare carpe a 15-20 metri in ambienti di questo tipo, situazione praticamente impossibile nelle piccole cave eutrofiche di pianura.

Le cave di ghiaia e sabbia risultano invece estremamente interessanti grazie alla presenza delle vene sorgive che immettono acqua fresca mitigando la temperatura estiva.

Non è un caso se molti grandi laghi a pagamento nascono proprio da cave di estrazione di questo tipo. Ovviamente qui entrano in gioco anche fattori diversi rispetto agli ambienti naturali, soprattutto legati all’elevata pressione di pesca e all’enorme concentrazione di grossi pesci.

Le acque correnti di fiumi e canali rappresentano infine una garanzia quasi assoluta di attività estiva grazie alla costante ossigenazione.

Il vero problema, in questi ambienti, è spesso rappresentato dall’invasione di specie di disturbo come piccoli ciprinidi e pesci gatto. (andate a leggervi l’articolo specifico su come evitarli)

Diventa quindi fondamentale scegliere spot poco interessati dal problema e impostare una pasturazione capace di selezionare il pesce grosso.

Personalmente continuo a preferire i canali irrigui mantenuti a portata costante, soprattutto quando è possibile effettuare una pasturazione preventiva con boilies digeribili e nutrienti capaci di rendere stanziali le grosse carpe.

 

Molto spesso sono proprio i pesci grandi, una volta entrati stabilmente sull’alimento, a tenere lontani gran parte dei piccoli disturbatori.

Uno degli aspetti più interessanti del carpfishing estivo, e probabilmente anche uno dei più difficili da comprendere davvero, riguarda le cosiddette finestre di alimentazione.

Molti pescatori continuano a ragionare in termini di “giornata buona” o “giornata cattiva”, ma l’esperienza mi ha insegnato che durante i mesi più caldi il comportamento della carpa è molto più legato a brevissimi momenti favorevoli che possono cambiare completamente l’esito di una sessione. Questo succede perché in estate il pesce vive costantemente in equilibrio fra esigenze metaboliche e necessità biologiche. Da una parte la temperatura elevata accelera il metabolismo e aumenta il fabbisogno energetico; dall’altra l’acqua calda contiene meno ossigeno disciolto e obbliga le carpe a ottimizzare continuamente i consumi energetici.

Per questo motivo capita molto spesso di osservare pesci apparentemente inattivi per ore, magari fermi negli erbai o sospesi sotto il pelo dell’acqua, che improvvisamente entrano in alimentazione in maniera violentissima per finestre estremamente brevi. Molte delle pescate estive migliori della mia vita non sono state costruite sulla quantità di ore passate in pesca, ma sulla capacità di trovarsi nel posto giusto durante quel preciso momento biologicamente favorevole.

Ed è qui che si inizia davvero a capire quanto l’estate sia una stagione di osservazione più che di semplice attesa.

L’alba, ad esempio, rappresenta quasi sempre uno dei momenti più interessanti della giornata. Durante la notte la temperatura superficiale tende leggermente a diminuire, l’ambiente si stabilizza e il pesce diventa spesso più propenso a muoversi sul fondo per alimentarsi. In molti laghi eutrofici le prime ore del mattino sono probabilmente il momento migliore in assoluto, soprattutto dopo notti ventilate che hanno contribuito a mantenere una buona ossigenazione superficiale.

Anche il pre temporale è una situazione che negli anni mi ha regalato catture incredibili.

Chi ha pescato molto in estate sa perfettamente di cosa parlo: giornate apparentemente morte che improvvisamente si accendono quando il cielo cambia colore, il vento inizia a muovere l’acqua e la pressione atmosferica varia rapidamente.

In quei momenti il lago sembra quasi “respirare” di nuovo.

L’acqua si ossigena, si attiva il movimento biologico, il plancton si sposta e molto spesso le carpe entrano in alimentazione con una violenza difficile da vedere in altri momenti della giornata.

Lo stesso discorso vale per il vento .

Dopo giornate di totale calma estiva, specialmente nei laghi più eutrofici, basta a volte una corrente d’aria costante per cambiare completamente il comportamento del pesce. Le anse battute dal vento iniziano a raccogliere ossigeno, microfauna e materiale organico in sospensione, creando vere e proprie zone attive dove le carpe tendono a concentrarsi. Ed è proprio in queste situazioni che il pescatore deve imparare a distinguere il pesce semplicemente presente dal pesce realmente in attività alimentare.

Perché vedere carpe in superficie non significa automaticamente che stiano mangiando.

Molto spesso, soprattutto durante le ore più torride, i grossi pesci sostano sospesi soltanto per trovare una fascia d’acqua biologicamente più confortevole. È una differenza enorme.

 

Ed è probabilmente uno degli errori più comuni della pesca estiva: interpretare ogni manifestazione del pesce come un segnale alimentare.

In realtà la carpa d’estate passa gran parte del tempo a gestire il proprio equilibrio energetico e respiratorio, quando invece le condizioni migliorano, anche solo leggermente, allora possono aprirsi finestre alimentari impressionanti.

Chi impara a leggere il vento, il movimento dell’acqua, le variazioni termiche, l’attività degli erbai, i cambiamenti atmosferici e persino certi silenzi improvvisi del lago.

Perché quando si inizia davvero a capire il rapporto fra temperatura, ossigenazione, vento e comportamento della carpa, molti dettagli che sembravano casuali smettono improvvisamente di esserlo.

Ed è probabilmente proprio qui che nasce uno degli equivoci più grandi legati alla pesca estiva.

Molti pescatori associano automaticamente acqua calda e metabolismo accelerato all’idea di una alimentazione continua e abbondante, ma dopo tanti anni passati su ambienti molto diversi fra loro mi sono convinto che la realtà sia molto più complessa.

È vero che la carpa, con temperature elevate, accelera i propri processi biologici e tende a digerire più rapidamente, ma questo non significa affatto che passi l’intera giornata a mangiare.

Anzi, nelle situazioni più estreme capita spesso il contrario.

Le grosse carpe sembrano cercare continuamente un equilibrio fra necessità alimentari e risparmio energetico. In pratica devono introdurre energia senza però consumarne troppa per ottenerla, soprattutto in ambienti poveri di ossigeno dove anche il semplice movimento può diventare biologicamente costoso.

Per questo motivo le big, molto più dei pesci piccoli, tendono a muoversi con una logica estremamente precisa.

Le carpe giovani e i piccoli ciprinidi continuano spesso ad alimentarsi anche in condizioni apparentemente pessime, si spostano molto e sopportano meglio situazioni instabili. Le grosse carpe invece diventano incredibilmente conservative, consumano meno energie inutili, utilizzano percorsi molto precisi, sostano nelle stesse aree favorevoli per lunghi periodi e sfruttano finestre alimentari spesso brevissime ma estremamente efficaci. Ad esclusione delle grosse Amur che invece sfruttano i mesi più caldi per crescere, a patto che vi sia alimento disponibile.

Spesso il pescatore continua a vedere attività superficiale e movimento di pesce pensando che il lago sia “in piena mangianza”, mentre in realtà le grosse carpe stanno semplicemente cercando condizioni biologiche sostenibili, ed è qui che entra in gioco un concetto che ritengo fondamentale nel carpfishing estivo: il comfort biologico.

Con questa espressione intendo quell’insieme di condizioni che permettono al pesce di mantenere il miglior equilibrio possibile fra temperatura, ossigenazione, sicurezza e dispendio energetico.

In estate la carpa non cerca soltanto cibo, cerca soprattutto una zona dove riuscire a stare bene dal punto di vista biologico e questo è il motivo per cui certi erbai diventano veri rifugi, certe anse battute dal vento si riempiono improvvisamente di pesce e alcune fasce di profondità sembrano letteralmente svuotarsi nel giro di pochi giorni.

Le grosse carpe sembrano riconoscere queste aree in maniera impressionante. Spesso utilizzano gli stessi corridoi, le stesse zone ombreggiate e le stesse fasce d’acqua per settimane intere, proprio perché lì riescono a mantenere il massimo equilibrio con il minimo consumo energetico.

 

Anche la pressione di pesca estiva influisce enormemente su questo comportamento.

Con l’arrivo della bella stagione aumentano i pescatori, aumentano le pasturazioni, aumenta il rumore sulle sponde e aumenta soprattutto il disturbo continuo che il pesce si trova a subire.

Nei laghi molto battuti le grosse carpe modificano profondamente il proprio comportamento, riiduccono gli spostamenti nelle ore di presenza umana, restringono ulteriormente le finestre alimentari e imparano rapidamente ad associare certi rumori o certe situazioni a una condizione di pericolo.

Molte volte il problema non è trovare il pesce, ma riuscire a intercettarlo proprio durante quei pochi momenti in cui abbassa realmente il livello di guardia.

È per questo motivo che, soprattutto d’estate, la qualità della presentazione, la discrezione, il rumore prodotto sulla postazione e persino la gestione della pastura diventano aspetti enormemente più importanti rispetto a quanto molti immaginino.

Con acqua molto calda la degradazione organica accelera rapidamente e un eccesso di alimento inutilizzato può peggiorare ulteriormente la qualità biologica dello spot, soprattutto negli ambienti già poveri di ossigeno.

 

Ed è probabilmente proprio questa la grande lezione del carpfishing estivo, capire che, nei mesi più caldi, la carpa non ragiona quasi mai in termini di semplice fame ma ragiona soprattutto in termini di equilibrio biologico.

 

VUOI CONOSCERE TUTTE LE "STAGIONI" DEL CARPFISHING?

LE TROVI NEL LIBRO CARPFISHING AMBIENTI E STRATEGIE

CLICCA QUI PER INFO