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Boilies da Carpfishing: perché la vera attrazione è liquida

Perché la vera attrazione delle boilies è liquida 

Nel mondo del bait making esiste una convinzione che resiste da decenni e che, probabilmente, ha influenzato più di ogni altra il modo di progettare le boilies.

L'idea è semplice: la qualità di un'esca dipende soprattutto dal mix.

È lì che si concentrano le discussioni, si confrontano farine di pesce, birdfood, derivati del latte, ingredienti esotici, percentuali proteiche e profili aminoacidici, si cercano continuamente materie prime nuove, convinti che il segreto sia nascosto nella composizione della base.

Per molti anni ho ragionato anch'io in questo modo, come tutti noi pionieri del bait making anni '90.

Dopotutto il mix è importante, deve avere un valore nutrizionale reale, essere digeribile, possedere una struttura adeguata e sostenere un'alimentazione nel tempo e nessuno mette in discussione questi aspetti.

Il problema è che spesso gli attribuiamo un ruolo che non ha.

Per comprenderlo bisogna osservare cosa accade realmente nel momento in cui una boilie entra in acqua.

La cattura non avviene dopo la digestione, avviene prima, molto prima! Nel momento esatto in cui il pesce entra in contatto con il segnale prodotto dall'esca.

E qui nasce il grande equivoco.

Le farine non comunicano rapidamente, non si diffondono nell'acqua con facilità, non creano segnali immediati. Una parte importante del mix resta sostanzialmente confinata all'interno della boilie e richiede tempo per diventare disponibile.

La parte liquida, invece, inizia a lavorare immediatamente non appena l'esca tocca il fondo. Aminoacidi liberi, peptidi solubili, nucleotidi, sali minerali, zuccheri semplici e numerose altre molecole iniziano a disperdersi nell'acqua circostante. Si forma una vera e propria traccia che il pesce può intercettare, seguire e interpretare.

Quando parlo di attrazione liquida non mi riferisco semplicemente agli aromi, anzi, spesso gli aromi rappresentano una parte marginale del fenomeno.

Mi riferisco a tutte quelle sostanze idrosolubili che riescono a creare un segnale biologicamente significativo per la carpa.

La carpa si alimenta attraverso sistemi sensoriali estremamente sofisticati: l'olfatto opera a distanza, il gusto a contatto, ma entrambi lavorano su molecole disciolte nell'acqua. I pesci non leggono le informazioni nutrizionali della boilie come facciamo noi al super mercato, non conoscono la percentuale proteica del mix, ma percepiscono segnali chimici.

Questo concetto, apparentemente semplice, cambia completamente il modo di guardare un'esca.

Nel corso di oltre dieci anni di sviluppo e test comparativi, svolti insieme a un gruppo di collaboratori in condizioni molto differenti, abbiamo cercato di capire quali fossero realmente i fattori dominanti nel breve periodo.

I risultati furono estremamente interessanti.

In numerose occasioni abbiamo confrontato esche costruite con mix molto diversi fra loro: da una parte basi HNV complesse, ricche e nutrizionalmente evolute, dall'altra mix decisamente più semplici. Ciò che mantenevamo identico era la parte liquida, spesso costruita attorno a prodotti come Minamino o Liquid Liver utilizzati a dosaggi elevati.

Nel breve periodo le differenze risultavano sorprendentemente ridotte.

Questo non significa che il mix non conti, significa che il pesce, nella maggior parte delle situazioni, arriva prima per il segnale liquido e solo successivamente entra in gioco il resto.

Quando le sessioni si allungavano oltre le settantadue ore, il quadro iniziava però a cambiare.

Gradualmente emergevano vantaggi che il semplice segnale iniziale non era più in grado di spiegare.

La nutrizione iniziava a manifestare il proprio peso.

Il pesce tornava, si alimentava con maggiore continuità e mostrava una crescente preferenza verso alcune esche rispetto ad altre.

Ed è qui che entra in gioco un aspetto spesso sottovalutato.

Una boilie non è mai un oggetto statico.

Molti pescatori immaginano che l'esca rimanga sostanzialmente uguale dal momento del lancio fino a quello della cattura. In realtà accade l'esatto contrario.

Con il passare delle ore la boilie si idrata, la sua struttura si modifica e iniziano processi di degradazione biologica che generano nuove sostanze attrattive. Le proteine vengono progressivamente attaccate dai batteri presenti sul fondale, si liberano aminoacidi, peptidi, acidi organici e numerosi composti che contribuiscono a creare una seconda fase attrattiva.

Una fase diversa dalla prima, più lenta, più complessa, ma spesso estremamente efficace.

In questo contesto i mix ricchi e nutrizionalmente ben progettati iniziano a mostrare il loro reale valore.

La situazione cambia ulteriormente quando si entra nel campo delle pasturazioni continuative.

Dopo settimane di alimentazione il pesce non risponde più soltanto a un segnale e inizia a costruire associazioni. Riconosce una fonte alimentare affidabile e impara a sfruttarla con fiducia crescente in maniera proporzionale alla durata della pasturazione stessa.

Le carpe non sono semplici macchine governate dall'istinto, sono animali capaci di apprendere attraverso l'esperienza.

Se un certo segnale chimico viene ripetutamente associato a un ritorno energetico positivo, aumenta la probabilità che venga ricercato in futuro.

È qui che la nutrizione mostra tutta la propria importanza.

Ed è anche qui che spesso si osservano differenze significative sulla taglia media delle catture. Infatti nei numerosi test su lunghe pasturazioni ci accorgemmo che la media di grossi pesci catturati per primi (cioè i primi animali catturati ad inizio della sessione di pesca) aumentava esponenzialmente.

Alla fine di questo percorso appare evidente come la contrapposizione fra attrazione e nutrizione sia in realtà un falso problema.

Per anni molti pescatori hanno cercato di scegliere da che parte stare, da una parte le boilies altamente attrattive, dall'altra le boilies HNV.

La mia esperienza mi ha portato a una conclusione diversa per adattare le esche ad un nuovo concetto di carpfishing.

Perchè ormai pochi pescatori pasturano per più di 2 settimane continuative e a maggior paerte difficilmente arriva a più di una pasturazione prima della pescata vera e propria. Come mai?

Le esche sono costose, c'è la possibilità che la posta venga occupata da altri e, non ultimo come importanza, il tempo a disposizione di chi ha famiglia e lavoro è sempre meno.

Già molti anni fa questa convinzione e queste nuove problematiche contribuirono alla nascita del concetto di Total Boilie, un'esca progettata per unire attrazione immediata e valore nutrizionale reale.

Oggi probabilmente andrei ancora oltre.

Una moderna boilie non deve essere soltanto nutriente, deve essere chimicamente attiva, deve produrre segnali coerenti, deve lavorare nelle prime ore, nei giorni successivi e nelle campagne di pasturazione a lungo termine.

In altre parole deve essere una HNV "gustosa". (una nuova teoria di ricette ed esche presentata nel mio libro Boilie istruzioni per l'uso)

Ed è proprio questo che rende il tema particolarmente attuale.

Il carpfishing moderno è cambiato profondamente. Le pasturazioni continuative sono meno frequenti, i costi sono aumentati, la pressione di pesca è più elevata e molti pescatori preferiscono evitare programmi alimentari prolungati.

In questo scenario l'importanza della parte liquida cresce ulteriormente.

Per questo motivo oggi ritengo spesso più sensato investire energie nella progettazione di una componente liquida realmente efficace piuttosto che inseguire all'infinito l'ennesima farina miracolosa.

La vera evoluzione non consiste nel complicare, consiste nel comprendere.

Comprendere come lavorano gli idrolizzati, le fermentazioni, gli estratti naturali e le molecole solubili che permettono all'esca di comunicare con il pesce.

 

Nella esperienza moderna maturata seguendo centinaia di pescatori che si sono affidati a me negli ultimi anni, i risultati maggiori sono venuti da mix semplicissimi e molto economici, progettati per funzionare bene in produzione anche con metodi moderni come coclea e rullatrici, miscelati con liquid food self molto tecnici ed economici e costruendo le giuste sinergie di attrazione fra liquido principale, esteri, ammine e essenze. Costruendo boilies molto idratate, con dosaggi over 100 ml. di liquid food e magari parzialmente o totalmente solubili, in modo da creare grande attrazione senza nutrire e bloccare il pesce nelle pescate anche di poche ore.

Il mix rappresenta il contenitore, la parte  liquida rappresenta il linguaggio chimico che invita il pesce a cibarsi, mentre il gusto dell'esca lo convince a continuare.

E senza linguaggio il contenitore rischia di non essere mai scoperto.

Per chi desidera approfondire questi concetti in modo più completo, il tema viene sviluppato ampiamente nel libro "Boilie – Istruzioni per l'uso", dove la progettazione della fase liquida, la costruzione delle moderne HNV, la chimica applicata alle esche e le strategie di utilizzo vengono affrontate in modo molto più dettagliato.

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