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Difetti e problemi delle boilie 1:Patina Bianca sulle Boilies: Cause, Soluzioni e Difetti di Conservazione

Difetti e Problemi delle Boilies è una serie di articoli dedicata agli inconvenienti che possono manifestarsi durante la formulazione, la produzione, la conservazione e l'utilizzo delle esche da carpfishing. In questo primo appuntamento analizziamo una delle problematiche più comuni e discusse tra i self maker: la comparsa della patina bianca superficiale.

Oggi mi trovo a scrivere di una problematica che "affligge" molti self maker soprattutto quando iniziano a cimentarsi nella produzione di esche più ricche di nutrienti e gusto.

Ovviamente questo può essere un segnale estremamente negativo si scarsa salubrità e pessima conservazione, ma in questo scritto capirete che vi sono delle cause organiche totalmente sicure per le nostre amate carpe, che compromettono solo l'estetica dell'esca e che potrebbero pure essere attrattive in termini di resa!

Vediamo subito l'aspetto negativo della cosa, ovvero il fatto che queste affiorescenze siano in realtà muffe, sinonimo di rancido e mala conservazione.

Le muffe sono una vasta famiglia di funghi microscopici che proliferano su substrati nutritivi quando trovano sufficiente umidità e condizioni favorevoli.

Si tratta di un fenomeno non sempre tossico e dannoso, basti pensare alle muffe nobili di molteplici formaggi o a quelle che affiorano su taluni insaccati.

Di certo la presenza di muffa comporta una modificazione a livello di gusto ed odore delle nostre esche ed è proprio monitorando queste caratteristiche che possiamo comprendere se la problematica è, appunto, fungina.

La causa principale è l'umidità residua superiore al 15% e poi incide molto la scarsa pulizia e contaminazione dell'ambiente. Un locale umido con muffa è ovviamente il posto peggiore in cui stoccare sostanze alimentari e boilies. Anche la contaminazione dei graticci dove asciughiamo le esche è peggiorativa e scatenante per la problematica.

Il principale agente anti muffa usato per le boilies è il propionato di calcio, dosato da 3 a 5 grammi per kg. che però ha bisogno di un ottima asciugatura per esplicare la sua azione. Anche l'aceto e l'uso di liquid food con pH basso crea una condizione sfavorevole per questi funghi. Infine, l'impiego di glicole in dosi superiori a 100 ml/kg contribuisce a ridurre l'attività dell'acqua nell'esca, creando condizioni meno favorevoli allo sviluppo delle muffe.

La muffa deleteria ha odore acre e gusto acidulo e rancido ed è facile quindi capire se il problema è serio. A quel punto bisogna rompere qualche pallina e verificare la penetrazione della problematica che potrebbe essere esclusivamente superficiale e non compromettere la produzione delle boilies.

In questo caso la soluzione consiste nel lavare le palline immergendole in acqua e aceto (200 ml. di aceto per litro d'acqua) oppure aceto puro di mele, per poi asciugarle con un panno e congelare il tutto se non si devono usare entro 48 ore.

Un altra soluzione che permette di ricominciare ad asciugare le palline è quella di sciacquare in alcol etilico alimentare, anche vaporizzandolo con uno spruzzino fino a bagnare bene. Il prodotto poi evaporerà e le palline, asciugando ulteriormente, perderanno il quantitativo di umidità che innesca la reazione.

Se la muffa è penetrata di qualche millimetro, conviene macinare le boilies con il tritacarne, quindi spruzzarle bene con acqua in cui si è sciolta vitamina C e zucchero ( 100 grammi di zucchero e 20 grammi di vitamina C per litro) vaporizzando e rimescolando affinchè siano ben imbevute, per poi essiccare in luogo ventilato. Quelle pellet saranno eccezionali per pasturare con sacchetto o retina nei pressi dell'innesco, oppure per mescolarle a pastura da fondo per ricavare palle compatte.

Se la sensazione di rancido è fino al cuore delle esche (vuol dire che la muffa ha lavorato indisturbata per almeno 2 giorni) il mio consiglio spassionato è di buttare  via tutto, analizzare le cause e migliorare per le produzioni a venire.

Tolta di mezzo la principale problematica negativa, analizziamo le altre variabili che potrebbero causare patina biancastra superficiale.

 

AFFIORAMENTO DI LATTOSIO

 

Il lattosio è uno zucchero presente nel latte in polvere e anche in alcuni tipi di WPC, ingredienti molto utilizzati nelle esche tecniche di ultima generazione (vedi Total). Nelle fasi di asciugatura, l'acqua esce dalla pallina dall'interno verso l'esterno, portando in superficie micro cristalli di questo zucchero che poi si depositano sulla superficie creando una patina bianca semi trasparente. Come capire di cosa si tratta? L'odore dell'esca non è mai acre ma mantiene la naturale fragranza della ricetta, ed il gusto superficiale è dolciastro leggermente acidulo.

Abbiamo quindi compreso che la causa principale è un'asciugatura troppo rapida nelle prime ore dopo la cottura, spesso associata a uno shock termico. La presenza di lattosio  sulla superficie non  è un problema per la pesca, anzi molti carpisti lo considerano un ottimo attrattivo per le carpe (Milk B plus è un appetante a base di lattosio famoso fin dagli anni 90) e la problematica è solo estetica. Questo rappresenta un difetto importante per chi commercializza esche, mentre è sostanzialmente irrilevante per il self maker. Se il perfezionista vuole comunque porre rimedio, basta sciacquare le esche con glicole, ristabilendo un bell'aspetto umido e brillante alla superficie. Allo stesso scopo si possono usare degli oli (salmone, fegato di merluzzo, lecitina liquida, MCT) che però modificano l'odore delle esche e, in acque fredde, possono creare una barriera che rallenta il lavorio delle esche.

 

AFFIORAMENTO DI AMILOSIO

 

L'amilosio è una delle due principali componenti dell'amido, che si libera per retrogradazione dello stesso durante la cottura e che affiora con lo stesso processo appena descritto per il lattosio. Si riconosce perche la patina biancastra è sempre dolce all'assaggio, senza odori particolari (se non quello naturale delle esche) ma con aspetto più cristallino e rigido rispetto al lattosio. L'amilosio crea una sorta di pellicola ed in questo caso ha un lieve effetto di rallentamento dello scambio in acqua dell'esca. Inoltre se vi è forte affioramento le palline tendono a creare crepe superficiali. La scatenante è quasi sempre una cottura a temperatura superiore a 90° C oppure un residuo di umidità dell'esca molto alto, caratteristico di palline realizzate con molte farine di cereali o derivati. Anche in questo caso il problema è solo estetico e le esche con crepe presentano l'unico inconveniente di potersi rompere durante il lancio con il cobra.

L'amilosio è più duro da togliere e richiede di lasciare a bagno le esche per qualche minuto agitandole ogni tanto. A questo punto, se volete perdere tempo, approfittate per arricchire la parte superficiale di attrazione usando un liquido specifico attrattivo come quello descritto nella ricetta delle Total Extreme winter (LEGGI QUI LA RICETTA).

 

AFFIORAMENTO DI SALE

 

Se si utilizzano liquid food self , salsa di soia, belachan, salse di pesce e grossi quantitativi di farine di pesce nel mix, l'esca può risultare sapida o salata. Il sale è un elemento fortemente igroscopico che affiora con le stesse dinamiche degli zuccheri già descritte. all'assaggio è inconfondibile. Anche qui difetto solo estetico. Il sale è così solubile che le esche possono essere sciacquate direttamente con il liquid food usato per rullare (purchè acquoso). 

 

MATURAZIONE/FERMENTAZIONE SPONTANEA DI ALCUNI INGREDIENTI

 

Boilies particolarmente ricche di estratti, farine animali, lieviti o ingredienti altamente reattivi, possono spontaneamente ossidare cambiando il colore superficiale e virando, a volte, verso il grigio o biancastro.

Anche questo è un processo naturale innescato da batteri aerobici in presenza di ossigeno. 

Di fatto molti influenti carpisti sono convinti che questa trasformazione renda più gustose e attrattive le palline. L'odore caratteristico è da "dado" e il sapore simile al glutammato.

Questa reazione si può bloccare o impedire asciugando con più ventilazione (forzando come avviene nelle produzioni industriali) oppure utilizzando sorbato di potassio (si dosa da 3 a 5 grammi per kg.) oppure sodio benzoato.

La soluzione meno chimica è più attrattiva, prevede di nebulizzare le esche appena cotte, con una soluzione di acqua e vitamina C  (100 grammi per litro), un potente antiossidante naturale  che è anche molto attrattivo per le carpe.

 

In conclusione non mi resta che aggiungere che i fattori qui descritti, potrebbero anche concorrere insieme alla problematica.

A riprova che il meccanismo è legato alle fasi di asciugatura dell'acqua, basti pensare che se realizziamo contemporaneamente boilies e cubi con lo stesso identico impasto ed asciugando nello stesso luogo, la problematica affliggerebbe solo le sfere, mentre i cubi con la loro maggior porosità e superficie disperdente, ne sarebbero esenti.

Come spesso accade nel bait making, il problema non consiste nel riconoscere una patina bianca, ma nel comprenderne la causa. Due esche apparentemente identiche possono mostrare lo stesso fenomeno per ragioni completamente diverse, e solo una corretta diagnosi permette di capire se ci troviamo di fronte a un difetto reale oppure a una semplice conseguenza della formulazione e dell'asciugatura.

P.S. Se la ricetta contiene adeguate quantità di glicole e conservanti e l'asciugatura è stata eseguita correttamente, è altamente improbabile che la patina sia dovuta a muffe.

 

Spero di aver dipanato questo vostro grande dubbio in modo esaustivo.

 

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